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Valleandona

In auto: partendo da Asti è possibile raggiungere Valleandona seguendo le indicazioni per l’autostrada A21: lasciando alla vostra destra l’imbocco dell’autostrada, si prosegue lungo la statale per Torino per circa 7 km fino a vedere sul lato destro della strada il cartello indicante la frazione di Valleandona.
Il mare infatti occupava tutta la Pianura Padana fino all’arco alpino durante il periodo Pliocenico (da 5 a 1,8 milioni di anni fa): l’area dell’Astigiano era un’ampia insenatura di mare poco profondo delimitata a sud dai rilievi delle Langhe, ad ovest dal Golfo Cuneese, a nord da una bassa isola corrispondente all’attuale Monferrato settentrionale mentre ad est comunicava con il mare Padano. Il ritrovamento di fossili nelle nostre vigne e nei terreni delle nostre colline è cosa frequente e proprio la salvaguardia di questo importante patrimonio scientifico e culturale ha portato nel 1985 all’istituzione della Riserva.
A Valleandona è presente la sede operativa dell’Ente Parchi Astigiani dove su richiesta è possibile visitare un’interessante saletta museale ricca di reperti fossiliferi. I fossili sono concentrati in particolari strati che si possono osservare lungo le pareti delle incisioni vallive. I numerosi ritrovamenti, dalle conchiglie a resti di vertebrati marini e terrestri, hanno richiamato fin dal 1700 l’attenzione di numerosi studiosi e ricercatori, che hanno contribuito a diffondere la curiosità e l’interesse per la paleontologia. Si tratta di centinaia di specie di molluschi marini, le cui conchiglie presentano un’ottima conservazione. Ai molluschi si associano brachiopodi echinidi, coralli e rari resti di vertebrati. I primi insediamenti umani, in questo territorio, risalgono a oltre 10 mila anni fa. In base al ritrovamento di raschiatoi, coltellini bifacciali, fondi di capanne, parti di piroghe ed altri oggetti, si presume che i primi uomini, forse d’origine ligure, siano arrivati in queste zone seguendo il corso del Tanaro.
Oltre all’importante patrimonio paleontologico, l’area protetta di Valleandona, Valle Botto e Val Grande offre lo spunto per interessanti osservazioni naturalistiche. L’originale copertura boschiva dell’area (querceto-carpineto) è stata profondamente alterata dall’uomo con l’introduzione di nuove specie, come il castagno e la robinia, oltre che con il cambiamento di destinazione d’uso di vaste superfici oggi coltivate a vigneto. Ora i boschi della zona sono caratterizzati dalla presenza di robinia, farnia, carpino, tiglio e acero. Pochi, ma preziosi, i pini silvestri, unici testimoni rimasti di epoche geologiche più fredde.
Nel sottobosco la vitalba, rampicante molto robusto, forma cascate di liane che si alternano a caprifoglio, fusaggine, sanguinello, nocciolo. Macchie fiorite colorano i boschi dalla primavera all’autunno grazie a pulmonarie, primule, anemoni, gerani selvatici, denti di cane, salvie. Non mancano le farfalle, la cui bellezza si riassume nella presenza di esemplari come il podalirio, il macaone e varie ninfalidi. Con un po’ d’attenzione si possono riconoscere coleotteri (cervo volante) e uccelli (gruccione, gheppio, upupa, ghiandaia, picchi verdi e picchi rossi minori). Gli scoiattoli sono di casa, così come volpi, tassi, donnole, faine, ramarri, serpenti non velenosi (come il saettone).
Nelle pozze d’acqua formate dalle piogge primaverili è possibile avvistare raganelle, rospi comuni, rane agili e rane verdi, tritoni.
L’accesso al percorso paleontologico in Valle Botto dove sono presenti affioramenti fossiliferi appositamente attrezzati per le visite è consentito solamente su prenotazione e con visita guidata. L’Ente Parchi Astigiani organizza escursioni guidate gratuite nell’ambito del programma annuale di Europarc. L’ingresso nell’area di Valleandona, in cui prevale l’aspetto naturalistico ambientale, è invece libero: a disposizione dei visitatori vi sono sentieri segnalati, percorsi per mountain bike e cavalli, aree pic-nic.