Borsino del tartufo

BILANCIO BORSA DEL TARTUFO 2009/2010 Dal 16 settembre al 31 gennaio 2010 l’ATL - Agenzia di Promozione Turistica della Provincia fdi Asti - presenta settimanalmente il Borsino del tartufo curato dal giornalista Giuseppe Prosio.

In tabella sono indicati con asterisco i prezzi di mercato e in neretto quelli consigliati al consumatore finale. I primi indicano, per pezzature di 30-40 grammi, la quotazione media in euro per ettogrammo rilevata sui principali mercati piemontesi, che hanno in quello di Asti il punto di riferimento più significativo del Nord Italia per operatori italiani ed esteri. I prezzi in neretto si riferiscono alle stesse unità di peso e vogliono essere soltanto un punto di riferimento per il consumatore finale sul territorio piemontese. La differenza tra i prezzi di mercato e quelli al dettaglio è dovuta al carico fiscale, alla naturale perdita di pese del tartufo fresco e al margine di intermediazione degli operatori.

Borsino del tartufo
Quantitativi scambiati Sul mercato di Asti, principale piazza del Nord Italia, nel corso di una trentina di sedute sono stati scambiati 150-170 chili di Magnatum Pico nostrano. Ovvero 30-40 chili in meno rispetto stagione 2008. Gli altri tre mercati documentati settimanalmente su questa pagina (Alba, Moncalvo, Murisengo) hanno trattato 210-220 chili. Le operazioni di scambio si sono svolte anche su altri quindici mercati piemontesi (il principale è quello di Nizza Monferrato) per circa 700-800 chili. Bisogna ovviamente tenere conto dei quantitativi scambiati fuori mercato (un valore che nell’ultimo ventennio è progressivamente cresciuto) e che è stimabile sui 1.200-1.300 chili. Facendo la somma del tutto, se ne ricava che il Magnatum Pico nostrano cavato in Piemonte tra la metà di settembre e la metà di gennaio è quantificabile intorno ai 22 quintali. Nel 2008 questa stima complessiva era stata di 25 quintali.

Quotazioni Nell’intera stagione- da metà settembre a meta gennaio - il prezzo medio di mercato è stato 187 euro l’etto per pezzature fino a 40 grammi, rispetto ai 170 euro de 2008. Ma è certamente più significativo il prezzo della stagione alta (da metà ottobre a metà dicembre) che per le stesse pezzature è stato 214 euro contro i 183 dell’anno prima. Ci sono poi gli altri prezzi, quelli pagati dal consumatore finale una volta tenuto conto del carico fiscale (Iva la 20%), spese di intermediazione, di trasporto e naturali perdite di peso del tartufo fresco. Nel corso dei nostri Borsini settimanali, questi ultimi prezzi li abbiamo pubblicati in neretto, giusto per sottolineare il valore consigliato oltre il quale non si sarebbe mai dovuto andare, eccezion fatta per pochi locali ultrastellati. Ebbene, questo prezzo sull’intero arco stagionale è stato 280-290 euro l’etto, e nel periodo di stagione alta è salito a 320-330 euro ( 300 euro nel 2008).

Considerazioni finali Si è cavato un po’ di meno, all’incirca quanto nel 2007. La soglia dei 30 quintali, che l’anno scorso sembrava raggiungibile nel giro di qualche stagione, resta un traguardo ancora lontano anche se altri osservatori sostengono che nel 2008 attorno ai 30 quintali si era arrivati. Resta il fatto che due stagioni di seguito al rialzo sono un miraggio e che dagli anni Ottanta la curva del tartufo bianco cavato volge inesorabilmente verso il basso. Per quanto se ne sa, in Piemonte ha giocato poco il fattore clima, ma ancora una volta molto quello ambientale. Ovvero la mutazione irrefrenabile dell’eco sistema collinare e la scarsità del contributo regionale (13 euro a pianta) per i proprietari dei terreni che s’impegnano a non abbattere le piante da tartufo. Con l’inciviltà di non pochi tartufai e la perdita di pazienza dei proprietari che quasi mai vengono remunerati con tartufi da chi li cava, il risultato è che il patrimonio arboreo tartufigeno cala di anno in anno perché l’interesse economico a non toccare una pianta è molto basso. Per quanto riguarda i prezzi, si è ridotto di molto lo storico differenziale di valore tra tartufi di peso medio rispetto a quelli dall’ettogrammo in su. Ha fatto premio solo la qualità; tartufi di ottima qualità sui 50 grammi non hanno spuntato di meno rispetto a pesi superiori di qualità inferiore. E anche restando a livelli qualitativi sempre alti, un bel 200 grammi non ha mai raddoppiato il prezzo, almeno su mercato, rispetto ad un 50 grammi Ma sul prezzo c’è altro da dire. “In un’annata dalla produzione un poco scarsa, mi ha stupito che non ci siano stati i rialzi delle quotazioni degli anni scorsi – sottolinea il dott. Mario Palenzona, direttore dell’ Ipla (Istituto piante da legno ambiente) della Regione Piemonte. La produzione ancora una volta non è sta omogenea e le migliori buttate si sono avute nelle zone sud dell’Astigiano (Nizza, Canelli n.d.r.),. Mi ha deluso la produzione di Scorzone, molo tardiva e di qualità scarsa, mentre sul Melanosporum le cose sono andate un po’ meglio anche se il Monferrato ha una terra molto fine che non è l’ideale per questo tartufo nero che pregiato lo è di nome e di fatto”. Nel Centro Italia, clima a parte, la situazione non è stata molto diversa. “Tolta qualche enclave, si è cavato di meno – puntualizza il dott. GianLuigi Gregori, direttore dell’Istituto Sperimentale per la Tartuficoltura di San’Angelo in Vado- Nelle Marche, da Pesaro in su, la stagione è stata molto buona con tante pezzature di qualità sopra i 2 etti, ma nel resto della Regione ha inciso molto il clima. Ha piovuto bene in primavera e fino ad Agosto, poi l’assenza di precipitazioni e l’innalzamento della temperatura dovuto ai venti caldi, ha compromesso le buttate. La situazione delle Marche si è ripetuta anche in Umbria e Molise e in tutte tre le regioni il prezzo del Magnatum Pico ha oscillato tra 1.200-1.500 euro al chilo. Il 2008 era stato - conclude Gregori- ma comunque migliore del 2009”.

Il Borsino del Tartufo, edito dall’Atl di Asti, ritornerà a metà settembre. Giuseppe Prosio